

97. Marx: l'analisi della societ capitalistica.

Da: P. Macry, Introduzione alla storia della societ moderna e
contemporanea, Il Mulino, Bologna, 1980.

La caduta del muro di Berlino, la dissoluzione dell'Unione
Sovietica e il crollo dei paesi socialisti, insieme all'esaurirsi
di un clima politico caratterizzato da nette contrapposizioni
ideologiche, fanno apparire irrimediabilmente datata l'analisi
marxiana del sistema capitalistico. Eppure fu proprio tale analisi
che origin un'ideologia e un movimento di massa che divennero
protagonisti della vita politica e sociale in tutti i paesi del
mondo per pi di un secolo. Uno dei principali motivi di questo
successo va ricercato nel fatto che con le sue affermazioni Marx
dava basi scientifiche al socialismo e rendeva realistico il suo
progetto di trasformazione della societ. Il passaggio dal
capitalismo al socialismo era infatti presentato come una
inevitabile conseguenza delle contraddizioni insite nel sistema
capitalistico stesso e dei meccanismi che il filosofo tedesco
riteneva determinassero il processo della storia. L'incisivit
dell'analisi marxiana risulta chiara dal seguente passo dello
storico italiano Paolo Macry, che ne illustra le linee
fondamentali.


Marx e la tradizione marxista ottocentesca affondano le proprie
radici nel contesto di un'Europa che sta sperimentando le prime
fabbriche e i primi regimi parlamentari, dunque anche nel pensiero
degli economisti classici e nella teoria politica liberale. Ma ne
sono i principali critici.
Il marxismo vuole rimettere con i piedi per terra il sistema
economico e politico che si afferma nell'Occidente dell'Ottocento,
analizzandone la genesi e storicizzandolo. Esso non  una sorta di
stato di natura ma il risultato storico di processi che partono da
lontano, hanno origine nei regimi feudali, subiscono una prima
accelerazione a partire dal sedicesimo secolo e maturano nel
Settecento. Visto in uno spessore storico, il capitalismo 
frutto, per Marx, di un doppio processo:  l'accumulazione di
ricchezze e di potere sociale e politico da parte di un'area
geografica (l'occidente europeo) ai danni di un'altra (le colonie)
e di una classe sociale (la borghesia) ai danni di un'altra (i
contadini). Il processo dell'accumulazione originaria crea
gerarchie e sperequazioni sia a livello internazionale (l'inizio
di una spaccatura tra paesi in sviluppo e paesi dominati, che
contribuiscono forzatamente a quello sviluppo), sia a livello
sociale (la formazione di una borghesia capitalistica e, per
contro, di un proletariato, sprovvisto di ogni mezzo di
sussistenza oltre la propria capacit di lavoro). Tanto
l'accumulazione originaria che la formazione del proletariato
accadono sotto la spinta di precisi interessi e in modo
traumatico:  violenta la conquista militare e lo sfruttamento
delle colonie, l'estrazione di derrate e di materie prime,
l'imposizione nelle colonie delle merci occidentali, la riduzione
a schiavit di intere popolazioni; altrettanto, l'attacco alla
terra dei contadini da parte di signori e fittavoli, la chiusura
dei demani, l'indebitamento usuraio [...].
Il capitalismo  un sistema di armonia e di libert? Al contrario
- rileva Marx - esso funziona su meccanismi originari di
dipendenza, asimmetria e sfruttamento. Un rapporto di dipendenza 
quello che connette le due classi fondamentali, borghesia e
proletariato: l'esistenza dell'una si lega a quella dell'altra. Il
meccanismo del surplus parte dalla valorizzazione dei prodotti
inanimati ad opera del lavoro umano: strumenti e materie prime
sono di propriet del capitalista; il lavoro  operaio. Capitale e
lavoro sono intrinsecamente collegati. Senza questo nesso non si
ha valore, n profitto, n surplus.
Ma il rapporto tra borghesia e proletariato  asimmetrico.  solo
fittizia la supposizione liberale che si tratti di due soggetti
liberi, che definiscono liberamente sul mercato i termini del
proprio rapporto di lavoro. L'esistenza di una quantit di forza
lavoro non occupata rende cronicamente debole la posizione di chi
cerca occupazione e forte, dominante la posizione di chi l'offre.
Senza contare che le strutture politiche, sociali e culturali
vengono modellate e influenzate dai detentori del potere
economico, dalla borghesia capitalistica: e questo aggrava la
debolezza del proletariato, che deve far fronte alla parzialit di
classe degli organi statali, delle amministrazioni locali, dei
sistemi giudiziari, dell'etica corrente ch' un'etica borghese.
Il rapporto di diseguaglianza tra borghesia e proletariato si
perpetua e si aggrava attraverso il meccanismo dello sfruttamento.
Nel sistema capitalistico, il surplus (o plusvalore) viene fatto
proprio da chi detiene i mezzi di produzione. Esso  valore
sottratto direttamente al lavoratore, essendo la differenza tra il
valore del lavoro realizzato e la remunerazione totale ottenuta
dai lavoratori. Il profitto, reinvestito, produce altro profitto.
Il salario, grazie ai meccanismi parziali del mercato del lavoro,
resta fisso al livello della sussistenza operaia: pu crescere,
con l'aumento dei prezzi o con l'elevarsi del tenore di vita di
una societ, ma rimane un reddito capace unicamente di far vivere
e riprodurre una famiglia di lavoratori; comunque non permette
accumulazione e investimento produttivo.
Non pu esservi armonia, date queste dinamiche. Al contrario, il
sistema capitalistico  conflittuale: nato dall'affermazione
violenta di una classe sociale, che ne crea e ne sottomette
un'altra, sconta, se si pu dire cos, questo suo peccato
originale poich deve far fronte cronicamente al conflitto
sociale, alla lotta di classe.  una lotta, quella del
proletariato contro la borghesia, che parte dalle condizioni della
fabbrica, dal rifiuto di un lavoro faticoso, dalle difficolt di
salari bassi; pi in generale ha le proprie radici nella
consapevolezza dello sfruttamento e dell'alienazione; affronta il
problema del potere politico, comprende la necessit di
riappropriarsi dei meccanismi che garantiscono alla borghesia il
dominio dell'economia e dello Stato.
La critica marxista al sistema capitalistico investe in pieno il
modello liberale e il dogma delle libert. Anche in questo caso,
la prima operazione  di restituire concretezza di classe a
concetti che altrimenti verrebbero assolutizzati e resi sacri: la
borghesia parla di libert, ma esprime l'esigenza di libert
borghese.  tale la libert concessa alla propriet privata, la
libert d'iniziativa, la libert delle contrattazioni individuali
di lavoro (che tende a negare agli operai la possibilit di
organizzarsi per ottenere contratti migliori), l'eguaglianza
giuridica, le libert politiche. Sono istanze che di fatto
ratificano l'ordine esistente, preservano una societ nel
complesso asimmetrica, finiscono col perpetuare i meccanismi della
diseguaglianza.
Il concetto di libert, oltre le apparenze, si muta nel proprio
opposto: quella liberale  la difesa di uno stato di cose, la
garanzia di libert per chi detiene il potere.
Infine, la presunzione dello sviluppo. Marx disegna un sistema
capitalistico conflittuale e contraddittorio. Si tratta di
contraddizioni fondamentali, che lo rendono in prospettiva debole,
che ne minano le possibilit di crescere illimitatamente.  la
conflittualit di classe, che impedisce al padronato una gestione
libera della forza lavoro e lo mette di fronte al dilemma di una
classe operaia capace di organizzarsi e di esercitare un ruolo sul
mercato del lavoro (sindacato) e nel sistema politico e sociale
(partito). Ma non solo: vi sono contraddizioni interne ai
meccanismi economici del capitalismo, tendenze alla caduta dei
tassi di profitto (per l'aumento delle macchine e le riduzione
della quota salariale), pericoli di ristagno della domanda interna
(per il livello basso dei salari), difficolt di investimento (per
l'esaurimento di occasioni allettanti di profitto), fenomeni di
concorrenza tra settori capitalistici diversi (un capitalismo
agrario e uno industriale, ad esempio) o tra Stati capitalistici
eccetera
Marx ha sotto gli occhi l'andamento sincopato del capitalismo
ottocentesco, la ricorrenza di crisi di sovrapproduzione (e di
sottoconsumo), i problemi vischiosi della ricerca di materie prime
a basso prezzo (e dunque la questione dei rapporti economici e
politici tra l'Occidente e le aree extra-europee), le ferite
inferte alla stabilit politica e alla crescita economica da parte
di una conflittualit sociale molto vivace nel primo Ottocento.
Pi in generale, lo sviluppo  smentito dal ruolo stesso e dai
caratteri del sistema capitalistico. La sua libert d'impresa 
invero anarchia produttiva, incapacit di programmazione, spreco
di risorse. Il meccanismo del profitto, che viene estratto dal
lavoro, mette un freno alle possibilit d'utilizzo di tecnologie
nuove e al dispiegarsi di una scienza che non sia legata alle
esigenze della produzione borghese. I dislivelli sociali e
territoriali che vengono creati o aggravati dal modo di produzione
capitalistico determinano instabilit congenite. [...].
Il capitalismo, nell'analisi e nella previsione del marxismo perde
ogni carattere di naturalit, anzi diventa una fase storica che
necessariamente tende ad essere superata dal proprio interno,
grazie alle sue stesse contraddizioni, ad opera della classe
antagonista che esso ha prodotto, il proletariato. La critica al
modello liberale si fa proposta politica: superamento del regime
di propriet vigente, alternativa sociale al dominio della
borghesia capitalistica e ipotesi di societ comunista.
Le indicazioni del marxismo costituiscono un metodo di conoscenza
storica, dove i livelli analitici e le osservazioni empiriche si
combinano allo sforzo di pervenire ai meccanismi che determinano
il processo della storia, per quanto non evidenti e non
empiricamente verificabili. Il reale non si coglie a occhio nudo
ma richiede una capacit di astrazione e di concettualizzazione,
strumenti teorici e termini generali di riferimento. La scienza
borghese, dice Marx, tende a mistificare l'evidenza empirica,
rendendo universali e sacri i sistemi esistenti, rifiutando di
cogliere l'essenza dei meccanismi sociali oltre la loro
fenomenologia [al di l di ci che appare nell'immediato]. Dietro
l'apparente automaticit dei meccanismi di mercato e il dogma
della domanda e dell'offerta, ad esempio, sta un sistema di
appropriazione del surplus che, se si realizza sul mercato, parte
dai rapporti di produzione e dalla quota di lavoro che non viene
retribuita alla classe operaia. Credere che il prezzo libero del
lavoro (il salario) sia una grandezza determinata da leggi
naturali impedisce di vedervi l'origine dello sfruttamento e serve
a giustificare il profitto.
La metodologia marxista invita a costruire delle gerarchie che
permettano di collegare gli elementi costitutivi del sistema
sociale e, in fin dei conti, di comprenderne il funzionamento.
Oltre la complessit delle strutture sociali, sta una base
materiale che  il fattore determinante e genetico di ogni forma
sociale: l'organizzazione sociale assicura il funzionamento di un
certo livello tecnologico, attraverso specifici rapporti di
produzione.  la struttura produttiva che detta legge: essa vive
attraverso i rapporti fra le classi e diventa forma sociale,
politica, ideologica, cio comportamenti e aggregazioni,
istituzioni, modi di pensare. C', bench nel quadro della
dialettica, un'indicazione a leggere la politica e l'ideologia
sotto la specie dei modi e dei rapporti di produzione.
La classe diventa classe economica o comunque una realt storica
che viene segnata anzitutto dalla propria caratteristica nel
processo produttivo.
Per quanto talora esasperato polemicamente, il modello marxiano
ruota attorno a un nucleo concettuale di questo tipo: struttura e
sovrastruttura, classi e conflitto tra le classi, sequenza nel
tempo di societ caratterizzate da specifici modi e rapporti di
produzione, previsione finalistica di una societ senza classi,
affidamento alla soggettivit di classe (l'organizzazione, il
partito) del ruolo di gestire e determinare questo processo.
Tra i possibili compiti della storiografia dell'et contemporanea,
c' quello di verificare le osservazioni fattuali e le indicazioni
di metodo del marxismo.
